Evoluzione della
domanda e affordability: Riccardo Boin (Partner,
McKinsey & Company) ha evidenziato il progressivo spostamento dei consumi
dai beni materiali alle esperienze. L’aumento dei costi operativi e dei prezzi
dei viaggi sta tuttavia comprimendo il potere d’acquisto, spingendo i consumatori
a viaggiare meno frequentemente e a concentrare la spesa sulle esperienze
considerate più significative. Il segmento luxury continua a mostrare una
maggiore resilienza.
Luxury hospitality
e investimenti: Giampietro Nattino (Deputy General
Manager, Investire SGR) ha sottolineato come il valore di un hotel di lusso
dipenda sempre più dall’autenticità dell’esperienza e dall’unicità della
location, piuttosto che dalle sole caratteristiche fisiche della struttura. Le
elevate barriere all’ingresso, i vincoli urbanistici e la scarsità di asset
difficilmente replicabili sostengono il valore degli investimenti e il pricing
power delle strutture esistenti.
Nuovi modelli di
consumo e distribuzione: Paolo Meroni (Chief Revenue
& Digital Officer, Alpitour World) ha individuato tre priorità strategiche:
experience, protection e relevance. I viaggiatori ricercano esperienze
personalizzate, sicurezza e offerte pertinenti. L’AI sta inoltre trasformando i
canali di distribuzione, rendendo sempre più importante la capacità degli
operatori di essere visibili e rilevanti nei sistemi di ricerca generativa.
Vacation rentals e
sviluppo locale: Michele Ridolfo (CEO &
Co-Founder, Wonderful Italy) ha illustrato le dinamiche del mercato degli
affitti brevi, caratterizzato da un’offerta frammentata e da una forte
dipendenza dalle piattaforme digitali. La gestione professionale degli immobili
e il coinvolgimento degli imprenditori locali rappresentano opportunità di
consolidamento e sviluppo, anche nelle destinazioni secondarie.
AI, overtourism e
sostenibilità: Il confronto, moderato da Maya Lopez,
ha approfondito l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla scoperta delle
destinazioni e sulla distribuzione, insieme alle criticità legate
all’overtourism, alla carenza di personale qualificato e alla complessità
burocratica. La sfida per il settore sarà conciliare crescita, redditività e
sostenibilità delle destinazioni.
L’evento “Reimagining
the Jetstream: The New Blueprint for Global Travel & Hospitality”,
organizzato da Alessandro Santo nell’ambito della collaborazione tra
Fondazione NOVA MBA e Columbia Alumni Club e ospitato presso The Wilde a
Milano, ha riunito Riccardo Boin (McKinsey & Company), Giampietro
Nattino (Investire SGR), Paolo Meroni (Alpitour World) e Michele Ridolfo
(Wonderful Italy), in una conversazione moderata da Maya Lopez (alumna MBA
Columbia). Il panel ha analizzato l’evoluzione della domanda turistica, le
opportunità di investimento nell’hospitality, l’impatto dell’intelligenza
artificiale e le sfide legate alla sostenibilità del settore.
La discussione si è
aperta con una riflessione sull’evoluzione dei comportamenti di consumo e sulle
nuove dinamiche della domanda turistica. Boin ha evidenziato il
progressivo spostamento della spesa dai beni materiali alle esperienze, una
tendenza strutturale che si confronta oggi con crescenti pressioni sull’affordability.
L’aumento dei costi energetici, del lavoro e delle strutture ricettive ha
determinato un significativo incremento dei prezzi, spingendo i consumatori a
ridurre la frequenza dei viaggi o a riallocare il budget, privilegiando
esperienze e ristorazione rispetto ad altre componenti della vacanza. Il
segmento luxury, identificato nell’intervento con soggiorni superiori a 500
euro per notte, continua invece a registrare una domanda relativamente più
resiliente.
Questa evoluzione
delle preferenze dei consumatori si riflette direttamente nella trasformazione
della luxury hospitality, dove il valore di una struttura dipende sempre
più dall’identità del luogo, dall’autenticità dell’esperienza e dalla capacità
di differenziarsi. Come sottolineato da Nattino, forte della precedente
esperienza nello sviluppo di Pellicano Hotels, il lusso non può più essere
definito esclusivamente attraverso le caratteristiche fisiche dell’immobile.
Questo cambiamento mette in discussione i tradizionali modelli di standardizzazione
alberghiera e solleva interrogativi sull’adeguatezza delle metriche
convenzionali, come RevPAR e GOPPAR, nel misurare il valore complessivo
generato.
Dal punto di vista
degli investimenti, questa crescente ricerca di unicità si traduce in una
maggiore attenzione alla scarsità degli asset e alle barriere all’ingresso.
Lo sviluppo di un hotel di lusso richiede investimenti significativi, tempi
autorizzativi spesso lunghi e una gestione complessa dei costi di costruzione e
del personale. Nattino ha evidenziato come proprio la difficoltà di replicare
determinate strutture, soprattutto in location privilegiate soggette a vincoli
urbanistici e geografici, contribuisca a sostenerne il valore e il pricing
power. L’Italia, grazie alla varietà delle proprie destinazioni e alla
limitata disponibilità di asset comparabili, presenta in questo senso
caratteristiche particolarmente interessanti per gli investitori.
Accanto al segmento
luxury, anche i grandi operatori turistici stanno ripensando la propria offerta
per rispondere a una domanda sempre più selettiva. Meroni ha illustrato
le tre priorità strategiche di Alpitour World: experience, protection e
relevance. I consumatori ricercano esperienze distintive, come dimostrano
la crescente integrazione di safari nei soggiorni in Kenya e di pernottamenti
nel deserto nei viaggi in Oman, richiedendo agli operatori di adattare
prodotti, partnership e collegamenti aerei. Parallelamente, l’incertezza
geopolitica rende la sicurezza e l’assistenza elementi centrali della proposta
di valore, mentre la personalizzazione delle offerte diventa essenziale per
intercettare le preferenze individuali.
La trasformazione del
settore coinvolge anche il mercato delle vacation rentals,
caratterizzato da un’offerta fortemente frammentata e da una crescente
professionalizzazione della gestione. Attraverso l’esperienza di Wonderful
Italy, Ridolfo ha evidenziato il ruolo determinante delle piattaforme di
distribuzione, in particolare Booking.com e Airbnb, e la differenza rispetto
alla luxury hospitality: mentre un hotel iconico può diventare esso stesso una
destinazione, gli affitti brevi dipendono maggiormente dalla domanda già
esistente e dalla visibilità nelle ricerche online. Il modello di Wonderful
Italy punta inoltre a valorizzare gli operatori locali attraverso una gestione
più strutturata dell’offerta ricettiva.
Proprio il tema della
distribuzione ha introdotto uno degli argomenti centrali del confronto: l’impatto
dell’intelligenza artificiale sul turismo. Boin ha richiamato alcune
ricerche che mostrano come l’AI venga utilizzata soprattutto nella fase di
ispirazione e pianificazione, mentre il suo ruolo nelle prenotazioni rimane
ancora limitato. Meroni ha approfondito le implicazioni per gli operatori, evidenziando
il passaggio dalla tradizionale SEO alla Generative Engine Optimization
(GEO), necessaria per rendere prodotti e contenuti riconoscibili dai
modelli di AI. La possibile disintermediazione delle piattaforme tradizionali,
insieme alla necessità di mantenere relazioni dirette con i clienti,
rappresenta una delle principali incognite strategiche del settore.
Nella parte finale, il
dibattito si è allargato alle implicazioni economiche e sociali della crescita
turistica, affrontando il tema dell’overtourism e della sostenibilità delle
destinazioni. Attraverso esempi come Venezia e le Cinque Terre, i
partecipanti hanno discusso le difficoltà di distribuire i flussi turistici
verso località alternative e di conciliare crescita economica e tutela delle
comunità locali. Sono inoltre emerse due criticità strutturali per gli
investimenti nell’hospitality italiana: la carenza di personale qualificato,
che richiede condizioni occupazionali competitive, e la complessità dei
processi autorizzativi e dei rapporti con le amministrazioni pubbliche.
Nel complesso, il panel ha delineato un settore in cui la creazione di valore dipende sempre più dalla capacità di combinare esperienze distintive, scarsità degli asset, innovazione tecnologica ed efficienza operativa. Per gli investitori, la sfida è riconoscere opportunità difficilmente replicabili gestendone la complessità; per gli operatori, adattarsi a consumatori più selettivi e a un ecosistema distributivo in rapida evoluzione. Per l’Italia, l’opportunità rimane valorizzare il proprio patrimonio turistico, trovando un equilibrio sostenibile tra crescita internazionale, competitività e sviluppo locale.
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